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Storia
Le origini del British vanno ricercate… in Egitto! La razza locale, Felis lybica, fu importata in Inghilterra dai soldati romani, nella stiva delle loro navi, a protezione dei carichi di grano. Molto più simile all’Abissino che all’odierno British, cambiò gradualmente fisionomia accoppiandosi con il gatto europeo, il Felis sylvestris sylvestris, che aveva una corporatura più muscolosa, testa rotonda e orecchie più piccole.
Così come sulle navi romane, anche in Inghilterra il British si affermò come apprezzato cacciatore di topi. Diede la svolta al suo futuro Mr. Harrison Weir, considerato il padre del cat fancy, la passione per i felini, il loro allevamento e tutto ciò che ruota intorno ad esso. Grande estimatore di gatti, nel 1871 organizzò la prima esposizione felina al mondo, a Londra, al Crystal Palace. Desiderava, così, far conoscere razze, colori e disegni differenti, per promuoverne la bellezza e il fascino ed elevarne il lignaggio da semplici gatti domestici ad esemplari con pedigree.
Best in Show della prima expo della storia fu una femmina blue tabby di proprietà di Mr. Weir… una British Shorthair!
Per secoli i gatti delle città e delle campagne inglesi, robusti, con testa e occhi tondi e pelliccia corta, spessa e impermeabile, di molti colori diversi, vennero apprezzati soltanto per la loro innata abilità di cacciatori. Grazie al loro temperamento placido e fiducioso, poi, divennero gradualmente compagni di vita domestica, guadagnandosi un posto all’interno della casa.
Fino alla fine dell’Ottocento, in ogni caso, non si conosce alcun programma di allevamento che mirasse a selezionare tipo, colore o a mantenere un pedigree. Risale al 1889, inoltre, il suo inserimento in uno dei primi libri sulle razze feline.
Nei primi anni del Novecento i British Shorthair venivano ormai esposti in gran numero. Ogni colore costituiva una classe con il suo standard specifico codificato, ma il tipo era per lo più comune, con teste e occhi grandi e tondi, pelliccia corta e folta, di tessitura fine con un denso sottopelo. La taglia, invece, era più piccola rispetto a quella attuale, con i maschi tra i 4 e 5,5 chilogrammi e le femmine tra i 2,7 e i 4.
Risale al 1901, inoltre, la fondazione del B.C.C., il Brtish Cat Club.
I British riscossero un enorme successo nel corso delle prime esposizioni feline e si aggiudicarono numerosi Best in Show, vincendo premi e medaglie. Nel 1910 Jimmy e Lorel Queen, fratello e sorella black silver tabby, erano senza dubbio i due top winners del tempo; il loro successo contribuì ad un’aumentata popolarità tra gli appassionati e ad una richiesta sempre maggiore di esemplari del loro stesso colore, che vennero addirittura esportati in America.
Di lì a breve la Prima Guerra Mondiale diede un stop inevitabile alla passione felina in Inghilterra e non risparmiò davvero nessuna forma di vita.
A conclusione del conflitto l’interesse per i gatti di razza tornò forte, ma gli allevatori dovettero fare i conti con un ridottissimo numero di British Shorthair regolarmente registrati, meritevoli di essere utilizzati per proseguire la selezione.
Fu così che introdussero nei loro programmi shorthair domestici senza pedigree, ottenendo cuccioli che mancavano di tipo rispetto agli esemplari selezionati prima della guerra. Di conseguenza anche il successo alle esposizioni venne meno.
Alcuni allevatori credettero di trovare una scorciatoia grazie all’outcrossing con i Persiani, sperando di ottenere nuovamente il tipo desiderato. L’opposizione del GCCF, Governing Council of the Cat Fancy, invece, non si fece attendere: per la generazione nata dall’accoppiamento British/Persiano e per altre due successive non venne concessa la registrazione come British Shorthair né la possibilità di partecipare ad esposizioni feline. Solo dopo tre generazioni accoppiate nuovamente con British Shorthair ripresero le regolari registrazioni.
Furono queste “complicazioni” e la crescente popolarità di Persiani e altre razze non autoctone a pelo corto a far diminuire, oltre alle registrazioni, anche la presenza di British alle esposizioni.
Negli anni ’30 Miss Kit Wilson si interessò ai British e continuò la selezione durante la Grande Depressione e la Seconda Guerra Mondiale, avvalendosi dell’aiuto di scrupolosi allevatori.
Al termine del secondo conflitto mondiale i British sopravvissuti erano davvero pochi e troppo strettamente imparentati per poter costituire un forte pool genetico. Per salvaguardare quanto più possibile un’adeguata varietà genetica, quindi, gli allevatori decisero di introdurre nuovamente nella selezione shorthair domestici senza pedigree accanto ad altre razze a pelo corto regolarmente registrate: Blu di Russia, Burmesi e Certosini. La salute fu così garantita, ma il tipo risultante da questi accoppiamenti lasciava a desiderare.
Gli allevatori a questo punto si affidarono ancora all’outcrossing con i Persiani, ma questa volta fu più difficile ristabilire il tipo British: le fattezze di Blu di Russia, Burmesi e Certosini permanevano, rendendo necessario il periodico utilizzo dei Persiani per mantenere l’aspetto desiderato, facendo attenzione, però, ad evitare pelo lungo e soffice e naso troppo schiacciato. Il fine per il quale gli allevatori si stavano impegnando era ottenere esemplari adatti per una successiva selezione che non avesse più bisogno di ricorrere all’outcrossing.
Come accennato sopra i primi British registrati, per la maggior parte silver tabbies, furono esportati in America all’inizio del Novecento, contribuendo allo sviluppo degli American Shorthair. Negli Stati Uniti continuarono ad essere registrati come Domestic Shorthair fino agli anni Cinquanta, quando le associazioni americane incominciarono a riconoscere il British Blue come una razza a sé. Gli esemplari di altri colori importati dall’Inghilterra vennero registrati ancora come Domestic Shorthair o American Shorthair, finchè una femmina nera, Manana Channaine, registrata ed esposta in ACFA, American Cat Fanciers Association, come American Shorthair, si aggiudicò diverse vittorie schiaccianti. Gli allevatori di American Shorthair fecero presente che si trattava in realtà di un British, aprendo gli occhi a tutti gli appassionati sugli altri colori di questa splendida razza oltre al blue.
Nel 1980, finalmente, oltre un secolo dopo la prima esposizione felina della storia, il British Shorthair si guadagnò il diritto di partecipare ufficialmente alle esposizioni in CFA, The Cat Fanciers’ Association.
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Standard di razza
• Categoria: pelo corto.
• Corpo: robusto, arrotondato, compatto. Cobby, molto muscoloso, uniforme dalle spalle alla cintura pelvica. Torace, schiena e spalle sono ampi e massicci, l’ossatura media.
• Taglia: medio-grande. La razza è caratterizzata da un forte dimorfismo sessuale: le femmine sono più leggere (3,5 – 4,5 kg) degli imponenti maschi che arrivano a pesare dai 5 ai 7 kg. Lo sviluppo è lento e la piena maturità è da considerarsi raggiunta non prima dei 3 anni di età.
• Collo: corto e possente, quasi della stessa larghezza del tronco.
• Testa: massiccia, ben arrotondata e larga con fronte bombata e guance rotonde, importanti, piene e sviluppate. Portabaffi grandi, rotondi e ben definiti. Le labbra pendenti sono consentite solo nel maschio adulto. Muso molto arrotondato e mento forte, ben sviluppato, in linea con il naso e il labbro superiore.
• Orecchie: di medie dimensioni, ampie alla base, arrotondate sulla punta. Ben distanziate, si inseriscono nel contorno tondo della testa senza distorcerlo.
• Occhi: grandi, tondi, bene aperti e distanziati, con espressione stupita, attenta e dolce. Colore conforme a quello del mantello.
• Naso: piccolo, largo e corto, con una delicata curva e un leggero break a livello degli occhi.
• Zampe: medio-corte e comunque proporzionate al resto del corpo. Ossatura solida, con muscoli rotondi e compatti. I piedi sono tondi e compatti, quelli posteriori devono essere rivolti frontalmente, non verso l’esterno.
• Coda: da media a lunga (almeno i due terzi della lunghezza del corpo), la base è spessa e si assottiglia leggermente verso la punta arrotondata.
• Mantello: corto, molto denso, ben strutturato e consistente al tatto. Un folto sottopelo lo fa apparire simile a quello di un peluche. La tessitura del pelo è crisp: consistente, leggermente ispido, non morbido ma gradevolissimo al tatto. Può variare molto in base al colore, alla temperatura ambientale e alla stagione.
• Varietà di colore: tutti i colori sono ammessi in TICA; in WCF non sono consentiti gli esemplari point con bianco, in CFA no a chocolate, lilac e point, con o senza bianco. In FIFe, invece, non sono ammessi i colori cinnamon e fawn, con o senza bianco, e gli esemplari point con bianco.
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